venerdì 24 luglio 2015

Sulla legge dell'attrazione

Vi propongo due brevi racconti sulla legge dell'attrazione attrazione scritti quasi dieci anni fa.

Credo che la legge di attrazione o chi per lei, voglia mettere alla prova la mia fede.
Ogni tanto esaudisce qualche mio desiderio, ma poi fa le bizze e mi manda tante piccole contrarietà una dopo l’altra. Mi  accorgo però che da quando cerco di mettere in pratica le cose che ho letto nei tanti libri  che spiegano come applicare il pensiero positivo, la programmazione neuro linguistica e la legge di attrazione, riesco ad affrontare e superare i piccoli problemi di ogni giorno con mente lucida ed animo sereno.
Io sono un giocatore di lotto, gioco pochi soldi, massimo tre euro ad estrazione, ma gioco sempre. Come tutti i giocatori ho avuto qualche periodo relativamente positivo e qualche altro relativamente negativo. Da sempre ho giocato con la certezza che prima o poi avrei fatto il colpaccio che mi avrebbe cambiato la vita. In attesa di quel colpaccio, però continuavo a puntare i miei tre euro ad estrazione convinto che sarei invecchiato con quella speranza. Poi un giorno, subito dopo avere visto The secret, feci un terno sulla ruota di Venezia, avevo puntato un euro 70 centesimi ad ambo e 30 centesimi a terno. Era il giorno del mio compleanno, il 14 gennaio e vinsi 1433 euro e 50 centesimi. 

Mi convinsi con entusiasmo che avevo  capito il messaggio del film ed ero riuscito ad applicare correttamente la legge dell’attrazione che cominciava a dare i suoi frutti.

Il 22 gennaio vinsi 148 euro e 50 centesimi, ancora un terno con una giocata di sei numeri su Palermo. 

Il 12 Marzo con una giocata di sette numeri su Venezia vinsi 84 euro e 60 centesimi azzeccando un altro terno.


C’erano tanti altri indizi che mi facevano capire che il segreto della legge di attrazione funzionava.
Ad Aprile ebbi un guasto alla macchina che da aprile a giugno entrò ed uscì dal meccanico una diecina di volte e alla fine sistemai dopo avere speso oltre 1500 euro. Cominciai ad avere qualche dubbio sul meccanismo di funzionamento della legge di attrazione, ma fu solo un dubbio momentaneo perché riflettendo un po’ sulle cose che mi erano capitate, giunsi alla conclusione che ero stato io la causa di quel danno alla macchina. Infatti subito dopo avere fatto il primo terno cominciai a pensare intensamente ad una macchina nuova che mi piaceva tanto. Voglio riuscire a comprare quella macchina entro la fine di giugno, pensavo. Avevo messo la foto della macchina come sfondo per il desktop del mio computer di casa, in quello dell’ufficio e persino nel vecchio computer che ho in campagna. Quindi volutamente avevo innescato un meccanismo che mi avrebbe portato ad avere la macchina nuova che io speravo di comprare con qualche vincita un po’ consistente,  inconsciamente ne avevo innescato un altro che mi stava portando a perdere la mia auto alla quale sono tanto affezionato e che mai avrei cambiato con un’altra. A questo punto cominciai a concentrarmi sul mantenimento della vecchia auto e a quel punto finalmente fu trovato il problema che mi aveva portato sul punto di cambiare macchina.
II
Sono sposato da 27 anni. Quando 27 anni fa mi sposai pesavo 68 chili e indossavo la taglia 48, ora peso attorno ai 110 chili e indosso la taglia 56 o 58, a seconda del capo di abbigliamento. 

So che questo sicuramente non interessa a nessuno però ho voluto scriverlo perché è la premessa naturale degli eventi che sto per raccontare. 

Quando mi sposai tra le cose che mia madre aveva preparato per portarmi a casa nuova c’erano tre o quattro accappatoi della mia taglia di allora ed altri cinque o sei accappatoi di quella taglia erano tra le cose che aveva preparato mia suocera  e mia moglie aveva portato a casa nostra. 

Ciò premesso, lava oggi e lava domani, asciuga oggi asciuga domani , dopo 27 anni di matrimonio qualcuno di quegli accappatoi resisteva ancora e tutte le volte che uscivo dalla doccia pensavo che quegli accappatoi erano ormai troppo piccoli per me ed un giorno di questi avrei comprato due nuovi accappatoi ampi ed avvolgenti con tre X e tre L di taglia. 

Lo dissi anche a mia moglie ma poi quel discorso non fu più ripreso.

La lavatrice che mia cognata ha in campagna da un po’ di tempo faceva le bizze, ma quella mattina aveva deciso che dopo oltre vent'anni di onorato lavoro era tempo di fare largo alle nuove generazioni, così  mia moglie e sua sorella uscirono per comprare una nuova lavatrice. 

Girarono un paio di negozi e finalmente trovarono una lavatrice con le caratteristiche che stavano cercando. Anche il prezzo era buono ed in più avrebbero potuta pagarla a partire dal terzo mese successivo alla data di acquisto a rate piccolissime e a interessi zero. 

Fecero l’affare e stavano per uscire dal negozio. Signora!!!! Chiamo il negoziante. Signora mi scusi, disse rivolto a mia moglie, per ogni lavatrice la ditta da in omaggio due accappatoi. 

Sono tutti li in quella scatola di cartone,  ne scelga due purtroppo sono tutti xxxl di taglia .
Con quella taglia pensarono subito a me e da quel giorno ho due nuovi accappatoi ampi ed avvolgenti come avevo desiderato.


domenica 19 luglio 2015

Occupati a pensare

Sapete perchè oggi siamo sempre occupati a pensare?
Io non lo so, ma credo di avere trovato alcuni indizi che ci aiuteranno a rispondere insieme a questa e a tante altre domande.
Ero in ufficio e stavo leggendo una circolare ministeriale inerente al lavoro che svolgo.
Cercavo di capire un paragrafo la cui interpretazione poteva dare adito a problemi interpretativi ma non riuscivo a concentrarmi;  continuavo a rileggere e a non capire ciò che leggevo.
Un collega nella stanza accanto alla mia, stava imprecando ad alta voce contro altri ignoti colleghi, che prelevavano a sua insaputa pratiche trattate da lui e non le rimettevano al loro posto facendolo impazzire quando  si presentava l’urgenza di revisionarne qualcuna.
Mi immedesimai nel suo problema con consigli e ipotesi.
Un altro collega raccontava  alla sua vicina di scrivania di avere dimenticato a casa la borsa con la roba da mangiare che aveva preparato per la pausa pranzo e dalla stanza in fondo provenivano altre discussioni che non riporto per non annoiarvi.
Sorrisi, perchè il collega continuava a rimpiangere la bella insalata con il pomodoro e la mozzarella che aveva lasciato a casa.
E va bene, vuol dire che nonostante il caldo dovrò uscire a comprare qualcosa per il pranzo, ci  avevo messo anche la cipolla, continuava a ripetere.
Magari vai a prendere una bella brioche, gli suggeriva la vicina.

Realizzai che poco prima, mentre leggevo, non riuscivo a capire le cose che stavo leggendo perché  inconsciamente seguivo almeno cinque discorsi che altri attorno a me facevano.


Quindi la mia mente andava in una direzione diversa dalla mia.

Ma se la mente è mia, come fa ad andare in una direzione diversa dalla mia?
Questa è la prima domanda che nasce spontanea.

Seconda domanda:
Se la mente va in una direzione diversa dalla mia, chi sono io se non sono la mia mente?

Terza domanda:
io e la mia mente siamo la stessa cosa o siamo separati?
Qui il discorso si complica e diventa quasi filosofico.

Queste domande alle quali non risponderò, mi aiutano però a dare una risposta parziale alla domanda iniziale. Sicuramente oggi siamo sempre occupati a pensare a causa della mente che a poco a poco, giorno dopo giorno si è impossessata della nostra esistenza convincendoci di essere lei, facendoci vivere di passato e di futuro e facendoci così perdere l’occasione di apprezzare e godere l’unica cosa che esiste veramente:
il momento presente.
Fateci caso, la mente cerca sempre di convincerci che noi siamo il nostro passato senza il quale  non saremmo ciò  che oggi siamo; e progetta per noi schemi di vita futura che miglioreranno la nostra esistenza nel tempo e col tempo.
Cerca pure di convincerci che noi, con la nostra esperienza di vita, abbiamo sempre ragione e se qualcuno la pensa in maniera diversa, quello è un nemico da attaccare ed abbattere perché noi siamo nel giusto e dobbiamo difendere il nostro punto di vista.

Espandendo il discorso dal privato al collettivo, succede la stessa cosa con i partiti politici, con le religioni, con le nazioni, con il colore della pelle, con le abitudini sessuali e con qualsiasi altra cosa che è collettiva.
Noi siamo di sinistra, noi siamo di destra, noi siamo di centro.
Noi siamo nel giusto, gli altri hanno torto. La nostra religione è l’unica vera religione. La nostra nazione difende i nostri valori e i nostri interessi.
Potrei continuare all’infinito con esempi di come la mente individuale o collettiva cerca sempre di contrapporci agli altri ricordando sempre ciò che gli altri ci hanno fatto o potrebbero farci.
Occupati a  pensare al passato e alle cose successe cerchiamo di sfruttare sempre la nostra esperienza per prevenire quello che potrebbe accadere, per evitare di soffrire e vivere meglio in futuro.
Mille desideri e auspici della nostra mente ci proiettano nel futuro e ci creano tensione perché le cose potrebbero non andare come abbiamo progettato, creando nel presente ansia per qualcosa che vive solo nella nostra mente.

Cominciai a riflettere su queste cose  dopo avere letto il potere di adesso di Eckhart Tolle che le mie figlie mi avevano  regalato per il mio cinquantottesimo compleanno .
Lessi il libro in un giorno.
Capivo che non era il solito libro, ma non avevo ancora capito ciò che avrebbe rappresentato per me.

Dopo la seconda lettura notai  che  la mia mente, da quando nel novembre 2009 avevo avuto un infarto,   non produceva più il tipico chiacchierio che solitamente la mente umana genera e questo non era un fatto negativo o meglio ancora, forse era addirittura una cosa a cui molti aspirano spesso invano.
Lui, Eckhart Tolle, era diventato un maestro spirituale al culmine di una intensa sofferenza, dopo una crisi quasi mistica.
Io non aspiravo a tanto ma adesso cominciavo a realizzare che le mie crisi di ansia non erano più ricomparse  forse proprio da quando dopo l’infarto la mente è diventata silenziosa,.

Attribuivo ed attribuisco ancora tale stato mentale alle medicine che da quel giorno  prendo in abbondanza, però adesso sono consapevole del fatto che quelle medicine oltre che al mio cuore inteso in senso fisico, fanno bene anche al mio cuore in senso spirituale. :)

venerdì 17 luglio 2015

Fantasticando sul reale


Un sole costruito non tramonta mai.    
Tutto  cominciò trentanni fa, nel lontano settembre del 1979 con questa frase apparentemente senza senso.               


Mi trovavo in Sardegna a capo Teulada per una esercitazione congiunta tra forze di terra, di cielo e di mare di alcuni paesi della Nato. Stavo svolgendo il servizio militare come ufficiale di complemento nella fanteria meccanizzata dell'Esercito Italiano ed ero ormai a pochi giorni dal congedo.
 Il comandante della mia compagnia aveva chiamato a rapporto gli ufficiali nell'atrio della caserma dove alloggiavamo per le esercitazioni e ci stava rimproverando perché qualcuno dei nostri soldati aveva scritto sul muro una frase: "UN SOLE COSTRUITO NON TRAMONTA MAI". Era scritta in stampatello ; guardate come occupano il tempo i nostri soldati!!!! Scrivendo cavolate sui muri!!! Oggi dopo le esercitazioni nessuno di loro andrà in libera uscita!!!! Se becco un solo soldato in libera uscita, sarete voi a pagarne le conseguenze. Scrivessero cose logiche almeno!!!! Se avessero scritto che so… Maria, ti amo!!!! Oppure, tuo per sempre o ancora altre cavolate del genere, forse non mi sarei neanche arrabbiato.  "UN SOLE COSTRUITO NON TRAMONTA MAI" !!!! Non sanno neanche cosa scrivono.
 A quel punto mi svegliai. Era stato un sogno. Solo un sogno, un sogno come tanti. Uno di quei sogni che ricordi appena sveglio, ma dopo dieci minuti non riesci più a mettere a fuoco; ti rimane solo la sensazione di qualcosa che sembrava reale ma di cui ti sfuggono i contorni. Pensai anche che quel capitano oltre a rovinarmi le giornate con i suoi ordini ineseguibili che dovevi far finta di eseguire per quieto vivere adesso mi rovinava anche il risveglio irrompendo nei miei sogni con altri ordini.
Mentre ero sotto la doccia mi tornò in mente quella frase  "UN SOLE COSTRUITO NON TRAMONTA MAI". Si in realtà sembrava fosse proprio una frase senza senso, ma cominciava a insinuarsi in me la sensazione che celasse un senso nascosto che non riuscivo ad afferrare. Con l'accappatoio ancora addosso, rientrai nella mia stanzetta e cominciai a scrivere di quel sogno su di un quaderno dove appuntavo momenti della mia vita nell'esercito che mi sembravano di particolare intensità.
Su quel quaderno scrivevo anche poesie e canzoni, perché in quel periodo ero convinto che prima o poi sarei diventato un cantautore, un poeta, uno scrittore, un intellettuale, un filosofo o qualsiasi  altra cosa in grado di comunicare grandi messaggi all'intera umanità.
A quel tempo ero un sognatore, uno che credeva nelle civiltà extraterrestri e la sera scrutava il cielo per vedere se per caso qualche astronave aliena stesse passando da quelle parti. Uno che studiando a scuola la mitologia greca, (visto che ho fatto il liceo classico dovevo studiarla se no con la Teresina che era la mia insegnante di greco erano guai)immaginava che quelli che gli umani di allora, pastori e contadini che avevano appena scoperto la ruota, credevano dei, fossero soltanto umani o simili appartenenti ad una razza tecnologicamente evoluta capitata sulla terra per qualche motivo non noto che sfruttava la propria tecnologia ora per asservire gli uomini, ora per aiutarli, ora per spaventarli.
 Però avevo il sentore che quegli dei avessero qualcosa di umano quando sceglievano le più belle figlie degli uomini per dare sfogo alla loro libido facendo arrabbiare le dee; ma anche le dee dal canto loro di tanto in tanto puntavano gli occhi addosso a questo o a quel giovanotto e in questo caso quelli che si arrabbiavano erano gli dei.
Come dicevo allora ero poco più che ventenne ed ero un sognatore, però qualcosa di ciò che si è da giovani rimane anche in età adulta, perché crescendo i miei interessi non cambiavano. Infatti se entravo in libreria uscivo sempre solo dopo avere comprato qualche libro di fantascienza, qualche saggio sui misteri irrisolti del passato o libri che parlassero di civiltà o fatti del passato come gli Incas, gli Aztechi, i Celti, i Druidi, i Maya, i Templari e un'altra diecina e passa argomenti che avessero a che fare con il passato dell'umanità.
Forse avrei dovuto fare lo storico o l'archeologo, ma allora ero troppo giovane e troppo pigro pur avendo una mente che i miei insegnanti definivano con termini del tipo: molto aperta, molto intuitiva, oppure: è un ragazzo intelligentissimo, impara le lezioni solo ascoltando la spiegazione. Poi però aggiungevano: purtroppo per lui ascoltare una lezione è un lavoro molto impegnativo che non riesce mai a portare a termine; oppure ha un'intelligenza direttamente proporzionale alla sua pigrizia. Quest'ultima era la frase preferita della mia insegnante di matematica, la Vincenzina, che quando c'era il ricevimento dei genitori ripeteva  tutte le volte a mia madre che io avevo un'intuizione matematica eccezionale al punto che se qualche volta riuscivo a seguire la spiegazione di un teorema dall'inizio alla fine, casi veramente rari, ero in grado di intuire e spiegare anche la dimostrazione di altri teoremi collegati a quello, prima ancora di averli studiati e subito dopo la spiegazione del primo teorema.
Come facessi non l'ho mai capito, ma lo facevo e per questo motivo  la Vincenzina si arrabbiava ancor di più perché  lei per arrivare a quelle soluzioni ai suoi tempi aveva dovuto studiare sodo e capiva di avere avuto l'opportunità di essere l'insegnante    di uno a cui le soluzioni arrivavano istintivamente, di uno che potenzialmente avrebbe potuto migliorare la matematica e la fisica allora conosciute ma non  gli importava un fico secco né della matematica né della fisica né tantomeno di migliorarle.
L'unica cosa che mi appassionava era la meccanica quantistica che mi sembrava divertente perché stava distruggendo tutte le certezze dei fisici di allora con le stringhe , i quanti e gli esperimenti sui gatti che non ho mai capito.

Ora capite anche voi, perché nella mia vita non sono mai riuscito a completare le cose che  inizio, o forse è più esatto dire che nella mia vita ho sempre portato a termine egregiamente cose completamente diverse da quelle iniziate.
Sono partito parlando di un episodio accaduto a Capo Teulada in Sardegna nel periodo militare e senza accorgermene sono passato a parlare di episodi del tempo del liceo che apparentemente non avevano niente da spartire con il discorso iniziale e ribadisco apparentemente perché sono convinto che nella vita di un uomo gli eventi hanno sempre un collegamento tra di loro anche quando avvengono in tempi e contesti apparentemente distanti e slegati, episodi  ai quali magari non avevi dato alcuna importanza che diventano decisivi tornandoti alla mente all'improvviso e aiutandoti mentre stai operando una scelta che potrebbe cambiare la tua vita in meglio o in peggio a seconda della decisione che prendi. 
Non sono un fatalista, sono semplicemente  convinto che il nostro passato influenza sempre il presente ed il  futuro che quotidianamente cerchiamo di costruirci.
E se nel nostro passato c'è stato qualche episodio che abbiamo volutamente cancellato questo prima o poi ritorna nella nostra vita fino a quando non lo accettiamo come facente parte di noi e chiariamo definitivamente il nostro rapporto con quell'evento.
 Questo succede soprattutto con le paure; se nella vita hai paura di qualcosa o di qualcuno per qualsiasi motivo, stai tranquillo che quel qualcosa o quel qualcuno te lo ritrovi sempre tra i piedi, fino a quando non affronti di petto la tua paura e ti accorgi che era stato un grosso errore non averla affrontata prima perché avresti vissuto molto più serenamente e capisci che le cose che ci circondano spesso vengono percepite dalla nostra mente in maniera diversa da come realmente sono. Se esaminiamo razionalmente certi episodi che hanno sconvolto il nostro passato, procurandoci ansie, disturbi e malattie ci accorgiamo che se avessimo capito prima che era stata la nostra mente ad ingigantirli avremmo avuto molti guai in meno.
Riflettevo su questo argomento proprio ieri sera mentre stavo seduto sulla veranda della casa di campagna dove ci trasferiamo in estate.
Era l’una di notte circa e siccome non avevo sonno aspettavo che le mie figlie rientrassero da una festa sulla spiaggia, fumando qualche sigaretta e sorseggiando vino.
 Mi stavo gustando la serenità del panorama notturno;
di tanto in tanto qualche uccello faceva sentire la sua voce;
una rana curiosa si avvicinava quasi volesse dirmi qualcosa.
Era un bel momento e fra poco quando le mie figlie sarebbero rientrate raccontandomi qualche episodio allegro successo in spiaggia sarei potuto andare a dormire ringraziando il padreterno per questi momenti che ti danno il senso di come potresti vivere serenamente se percepissi le cose nel modo giusto.
Ripensai  a quella stessa scena con vista con gli occhi di un mio amico,
che pensa sempre che se sta succedendo qualcosa di nuovo sicuramente sarà qualcosa di spiacevole, che sta sempre in ansia se qualcosa va in modo diverso da come si aspettava andasse,
che quando sente una sirena telefona a tutte le persone care per accertarsi che non sia successo niente mettendo tutti in allarme, che se vede una nuvola, ci sarà sicuramente un temporale,
che se qualcuno ritarda chissà cosa gli sarà accaduto e potrei andare avanti con centinaia di esempi simili. Quell’amico mio è sempre stressato e sempre in ansia a causa del suo modo di percepire gli eventi e a causa della sua immaginazione negativa. Io non sono uno scrittore, ma credo di essere riuscito ad esprimere chiaramente il concetto che volevo esporre. Nel caso qualcuno non l’avesse capito, quello è un problema suo, non mio.
Bevvi un altro sorso e ricordai che anch’io fino a qualche tempo fa, dopo un lunghissimo problema di salute ero diventato ansioso e pensavo esattamente come quell’amico mio quindi lo capivo e capivo le sue ansie e i suoi timori. Io semplicemente ero stato un po’ più fortunato di lui grazie al bambino sognatore che non chiudeva mai definitivamente la porta alle cose che non capiva o che non riusciva a spiegarsi e che tentava sempre di dare una risposta razionale anche ad eventi che altri vedevano come fantasie o frutto di immaginazione.
Come dicevo, da giovane ero un sognatore e mi piaceva immaginare realtà diverse da quella che quotidianamente percepiamo.
Da grande, non sono migliorato poi tanto, perché anche se non sogno più ad occhi aperti continuo a mantenere un angolino della mia mente sempre pronto a recepire fatti, eventi e pensieri che vanno oltre il razionale cercando di capire se dietro quell’evento possa esserci un po’ di verità che ancora non conosciamo come tale e come reale.
Se da giovane scrutavo il cielo di sera per vedere se per caso stesse passando un’astronave  da grande mi interessavo come ho già detto a tutti i libri, film, documentari e altro che parlano di fatti insoliti. All’età di quarant’anni  circa vidi insieme ad alcuni amici il film Stargate. Dopo il film i miei amici dicevano che era un bel film e ci voleva molta fantasia per immaginare quegli eventi in quel contesto.
Io dissi semplicemente che può darsi che le piramidi servivano realmente per fare atterrare le astronavi aliene e che una porta in grado di contrarre il tempo e lo spazio potrebbe essere in passato stata realmente usata per i viaggi interstellari. Punti di vista. Tutti rispettabili.
Il mio era semplicemente un punto di vista aperto ad una realtà non spiegabile  dalle conoscenze scientifiche date per scontate in quel momento, ma fra dieci,cento o mille anni può darsi che anche la nostra scienza riuscirà a concepire strumenti simili e allora la porta che permette i viaggi interstellari verrà usata da tutti come oggi si usa un cellulare o internet e sarà uno strumento come tanti altri.










L'amico F. (Racconto)

L'amico F. (di Antonio VULLO)
 In gioventù, quando frequentavo il liceo classico, ho studiato di pensatori che guardavano sempre un po’ più in là di dove solitamente potesse arrivare il naso di noi comuni mortali.
Ancora oggi i filosofi te li ritrovi un po' dappertutto, perché in mezzo a decine, centinaia, migliaia di persone che si affannano a vivere o a sopravvivere, trovi sempre qualcuno che cerca di convincerti che questo va bene e quell'altro no.
 O qualcuno che cerca di rifilarti una sua teoria, un suo pensiero o una scopa elettrica. I  furbi, i venditori e i filosofi da che mondo è mondo, ci sono sempre stati.
Anch'io ho rischiato tempo fa di appartenere a qualcuna di queste categorie anche se non riesco a specchiarmi completamente in uno standard unico.
Ero convinto che nella mia mente ci fosse custodito qualcosa che poteva destare l'interesse dei miei simili e cercavo di tirarlo fuori per far conoscere al mondo ciò che anch'io avrei voluto conoscere.
 Cominciai con le poesie. Era un periodo (è sempre un periodo) in cui i soldi scarseggiavano; scrivevo versi intrisi di malinconia e di pessimismo; Cercavo di gridare al mondo che ero incavolato. Però capivo che il mondo si aspettava da me qualcosa di più.
 Intanto avevo raggiunto i sedici anni e cominciai a scrivere poesie d'amore; poesie che potevano interessare qualche ragazzina a cui ero simpatico ma che non avrebbero trasmesso alcun messaggio ai posteri.
 Non avevo ancora trovato la strada che avrebbe consegnato i miei pensieri all'umanità ma in compenso avevo già compiuto i diciotto anni , avevo imparato a strimpellare con la chitarra e scrivevo poesie a cui aggiungevo quattro note rubacchiate qua; e là e le spacciavo per canzoni d'autore.
 Anch'io dunque sto cercando di dire qualcosa a qualcuno convinto delle mie motivazioni.
Quindi faccio male quando penso che l'amico Frenz (che d'ora in avanti chiamerò semplicemente F.) non abbia capito nulla della vita, perchè se la rovina e se la complica invece di godersela.
Qualcuno una volta disse che il denaro è un buon servo ed un cattivo padrone.
Questo qualcuno sicuramente non conosceva F, perché per lui è sia cattivo servo sia cattivo padrone.
II
In ufficio era giunta la notizia che i corsi di riqualificazione professionale dovevano svolgersi a cinquanta km di distanza . F entrò in crisi. Avrebbe dovuto alzarsi presto. E poi come avrebbe raggiunto quella sede? In macchina sicuramente no. Viaggiare in macchina costa. Una volta F aveva fatto un esperimento che solo una persona con grandi doti matematiche come quelle che possedeva lui, ragioniere di vecchio stampo, era in grado di fare. La mattina per arrivare in ufficio in macchina,  con il traffico che nell'ora di punta ti fa rimanere fermo per interminabili minuti  consumava mezzo litro di benzina. Occhio perchè i conti adesso si complicano. Al ritorno provate un po’ ad indovinare per arrivare a casa bisognava consumare un altro mezzo litro di benzina. E fa un litro. La settimana lavorativa è di cinque giorni e fanno cinque litri; però non dobbiamo dimenticare che il lunedì ed il giovedì ci sono i rientri pomeridiani e fanno sette litri. Se la benzina costa a duemila lire al litro ed in una settimana si consumano sette litri di benzina, quanto denaro sonante serve ad F per compiere il tragitto casa - ufficio - casa . La risposta, la diamo subito per evitare che la testa di qualcuno fonda nel tentativo di risolvere il problema. Fanno quattordicimila lire alla settimana che in un anno composto da 56 settimane diventano. Un momento che prendo la calcolatrice. 784000 £, una cifra mostruosa. Ma andiamo con calma e cerchiamo di non perdere il filo. Al massimo possiamo tentare di recuperare qualcosa, ma perdere mai. Se noi anziché consumare 784000 £ annue per andare in ufficio, aspettiamo il collega e vicino di casa che passa proprio davanti la nostra porta e ci facciamo dare il passaggio quotidiano, quando spendiamo? Vedo che qualcuno comincia già ad intuire. La risposta è niente. Si avete capito bene niente. Ed ora ditemi : chi è quel fesso che spende 784000 £, quando può andare in ufficio gratuitamente per tutto l'anno?
 
 
III
 
Quella mattina F si era alzato con il piede sbagliato; era scuro in faccia e aveva l'aria tirata e stanca . Lo salutai e mi sedetti dietro alla mia scrivania; il mio saluto rimase senza risposta.

Aprii il giornale e cominciai a leggere i titoli. Nulla di nuovo .  I politici continuavano a litigare su tutto; le tasse aumentavano, la benzina pure e  gli incidenti  non mancavano…… insomma, una giornata come tutte le altre. Guardi come sono trattato - esordì F che finalmente si era accorto di non essere più solo nella stanza - guardi qui !! Per trovare una pratica,  uno che ha dato quarant'anni della sua vita per lo stato, uno che si è fatto il mazzo per quarant'anni, deve rischiare di prendersi un esaurimento. Se avessi più spazio, se avessi uno scaffale dove sistemare le mie carte non sarei costretto ad impazzire tutte le volte che cerco qualcosa. Non dico una stanza tutta per me, ma almeno un collaboratore. Si rende conto? Sono l'unico impiegato di settimo livello a non avere un aiuto. La colpa è dei capi; sono loro che mi costringono a lavorare in queste condizioni; qualche giorno faccio scoppiare la grana. E poi hanno il coraggio di lamentarsi perché certe pratiche non vanno avanti. Lo sa bene a quali pratiche mi riferisco; quei decreti del 1996 e del 1997 che non ho ancora spedito per il visto di controllo. Lei mi è testimone che avevo deciso finalmente di farli partire, ma poi ci si sono messi i morti, i moribondi e i resuscitati con questa dannata  indennità di preavviso . Ma io non ne faccio neanche una. Debbono aspettare come tutti gli altri. Io sono solo; non ho neanche un cane che mi aiuti a evadere magari le pratiche più urgenti. Fece una pausa e ne approfittai per cercare di rasserenarlo un po' ! Ma cosa cerca chiesi?  Posso aiutarlo?  Mi guardò come si guarda uno che non ha ancora capito nulla della vita e ripartì in quarta. Lei è troppo buono e si fa sfruttare ! Quando capirà che qui la sfruttano tutti, anche i colleghi, sarà troppo tardi. Vede questa qui! Continuò, indicando con la mano la sedia vuota della collega , questa qui non sarebbe più in questa stanza se lei non l'aiutasse tutte le volte che combina qualche cretinata delle sue! Questa qui, lei non ha idea di quando sia pericolosa. Si ricorda l'anno scorso cosa le ha combinato? Si! Quando lei le ha stampato tutti i decreti di ricostruzione dei docenti che dovevano andare in pensione? Si ricorda come è stato ringraziato da questa tizia che qualcuno si ostina ancora a chiamare signora? Si lamentava che lei le toglieva il lavoro anziché ringraziarla per averle risparmiato qualche denuncia. Si caro signor V.! (V. sono io) Perché se quei decreti non glieli stampava lei,  mentre  la signora , chiamiamola pure signora,  faceva le parole crociate insieme a l'altro genio, quello con la barba che si regge appena in piedi; la signora , col cavolo sarebbe riuscita ad emetterli e la bomba sarebbe scoppiata e a quest'ora ce la saremmo tolta dalle scatole. Lei deve ignorarla; come la ignoro io, come fa anche il signor Titti, che l'ha capito tardi, ma l'ha capito che c'è un solo modo per difendersi da questa qui; toglierle il saluto e non rivolgerle la parola, ignorarla. Ma so che dire a lei queste cose è come parlare al vento perché non appena lei le chiede un qualche aiuto, ci ricasca. Ha ragione; nessuno può darle torto. Ancora non mi ha detto che cosa sta cercando? Ribadii, cercando di fargli cambiare discorso e ci riuscii perché cambiò espressione, smise di urlare e poi con aria quasi sommessa riprese a parlare. Sto cercando la pratica di quella signora deceduta prima della visita all'ospedale militare per la quale dobbiamo emettere i decreti in favore dei parenti superstiti. Si ricorda l'avevo presa ieri, ma non riesco più a trovarla. Che non riesca più a trovarla a quest'età non è poi tanto grave, azzardai ridendo. Scoppiò a ridere. Mi aiuti a trovare la pratica! Per favore! Almeno questa debbo trovarla. Rise ancora; Ebbe come un sussulto! Quando le dicevo che qui mi fanno uscire pazzo, non esageravo. Ieri ho preso la pratica per portarla dal caposezione e l'ho lasciata sul suo tavolo. Si sedette e rimase in silenzio.