venerdì 17 luglio 2015

Fantasticando sul reale


Un sole costruito non tramonta mai.    
Tutto  cominciò trentanni fa, nel lontano settembre del 1979 con questa frase apparentemente senza senso.               


Mi trovavo in Sardegna a capo Teulada per una esercitazione congiunta tra forze di terra, di cielo e di mare di alcuni paesi della Nato. Stavo svolgendo il servizio militare come ufficiale di complemento nella fanteria meccanizzata dell'Esercito Italiano ed ero ormai a pochi giorni dal congedo.
 Il comandante della mia compagnia aveva chiamato a rapporto gli ufficiali nell'atrio della caserma dove alloggiavamo per le esercitazioni e ci stava rimproverando perché qualcuno dei nostri soldati aveva scritto sul muro una frase: "UN SOLE COSTRUITO NON TRAMONTA MAI". Era scritta in stampatello ; guardate come occupano il tempo i nostri soldati!!!! Scrivendo cavolate sui muri!!! Oggi dopo le esercitazioni nessuno di loro andrà in libera uscita!!!! Se becco un solo soldato in libera uscita, sarete voi a pagarne le conseguenze. Scrivessero cose logiche almeno!!!! Se avessero scritto che so… Maria, ti amo!!!! Oppure, tuo per sempre o ancora altre cavolate del genere, forse non mi sarei neanche arrabbiato.  "UN SOLE COSTRUITO NON TRAMONTA MAI" !!!! Non sanno neanche cosa scrivono.
 A quel punto mi svegliai. Era stato un sogno. Solo un sogno, un sogno come tanti. Uno di quei sogni che ricordi appena sveglio, ma dopo dieci minuti non riesci più a mettere a fuoco; ti rimane solo la sensazione di qualcosa che sembrava reale ma di cui ti sfuggono i contorni. Pensai anche che quel capitano oltre a rovinarmi le giornate con i suoi ordini ineseguibili che dovevi far finta di eseguire per quieto vivere adesso mi rovinava anche il risveglio irrompendo nei miei sogni con altri ordini.
Mentre ero sotto la doccia mi tornò in mente quella frase  "UN SOLE COSTRUITO NON TRAMONTA MAI". Si in realtà sembrava fosse proprio una frase senza senso, ma cominciava a insinuarsi in me la sensazione che celasse un senso nascosto che non riuscivo ad afferrare. Con l'accappatoio ancora addosso, rientrai nella mia stanzetta e cominciai a scrivere di quel sogno su di un quaderno dove appuntavo momenti della mia vita nell'esercito che mi sembravano di particolare intensità.
Su quel quaderno scrivevo anche poesie e canzoni, perché in quel periodo ero convinto che prima o poi sarei diventato un cantautore, un poeta, uno scrittore, un intellettuale, un filosofo o qualsiasi  altra cosa in grado di comunicare grandi messaggi all'intera umanità.
A quel tempo ero un sognatore, uno che credeva nelle civiltà extraterrestri e la sera scrutava il cielo per vedere se per caso qualche astronave aliena stesse passando da quelle parti. Uno che studiando a scuola la mitologia greca, (visto che ho fatto il liceo classico dovevo studiarla se no con la Teresina che era la mia insegnante di greco erano guai)immaginava che quelli che gli umani di allora, pastori e contadini che avevano appena scoperto la ruota, credevano dei, fossero soltanto umani o simili appartenenti ad una razza tecnologicamente evoluta capitata sulla terra per qualche motivo non noto che sfruttava la propria tecnologia ora per asservire gli uomini, ora per aiutarli, ora per spaventarli.
 Però avevo il sentore che quegli dei avessero qualcosa di umano quando sceglievano le più belle figlie degli uomini per dare sfogo alla loro libido facendo arrabbiare le dee; ma anche le dee dal canto loro di tanto in tanto puntavano gli occhi addosso a questo o a quel giovanotto e in questo caso quelli che si arrabbiavano erano gli dei.
Come dicevo allora ero poco più che ventenne ed ero un sognatore, però qualcosa di ciò che si è da giovani rimane anche in età adulta, perché crescendo i miei interessi non cambiavano. Infatti se entravo in libreria uscivo sempre solo dopo avere comprato qualche libro di fantascienza, qualche saggio sui misteri irrisolti del passato o libri che parlassero di civiltà o fatti del passato come gli Incas, gli Aztechi, i Celti, i Druidi, i Maya, i Templari e un'altra diecina e passa argomenti che avessero a che fare con il passato dell'umanità.
Forse avrei dovuto fare lo storico o l'archeologo, ma allora ero troppo giovane e troppo pigro pur avendo una mente che i miei insegnanti definivano con termini del tipo: molto aperta, molto intuitiva, oppure: è un ragazzo intelligentissimo, impara le lezioni solo ascoltando la spiegazione. Poi però aggiungevano: purtroppo per lui ascoltare una lezione è un lavoro molto impegnativo che non riesce mai a portare a termine; oppure ha un'intelligenza direttamente proporzionale alla sua pigrizia. Quest'ultima era la frase preferita della mia insegnante di matematica, la Vincenzina, che quando c'era il ricevimento dei genitori ripeteva  tutte le volte a mia madre che io avevo un'intuizione matematica eccezionale al punto che se qualche volta riuscivo a seguire la spiegazione di un teorema dall'inizio alla fine, casi veramente rari, ero in grado di intuire e spiegare anche la dimostrazione di altri teoremi collegati a quello, prima ancora di averli studiati e subito dopo la spiegazione del primo teorema.
Come facessi non l'ho mai capito, ma lo facevo e per questo motivo  la Vincenzina si arrabbiava ancor di più perché  lei per arrivare a quelle soluzioni ai suoi tempi aveva dovuto studiare sodo e capiva di avere avuto l'opportunità di essere l'insegnante    di uno a cui le soluzioni arrivavano istintivamente, di uno che potenzialmente avrebbe potuto migliorare la matematica e la fisica allora conosciute ma non  gli importava un fico secco né della matematica né della fisica né tantomeno di migliorarle.
L'unica cosa che mi appassionava era la meccanica quantistica che mi sembrava divertente perché stava distruggendo tutte le certezze dei fisici di allora con le stringhe , i quanti e gli esperimenti sui gatti che non ho mai capito.

Ora capite anche voi, perché nella mia vita non sono mai riuscito a completare le cose che  inizio, o forse è più esatto dire che nella mia vita ho sempre portato a termine egregiamente cose completamente diverse da quelle iniziate.
Sono partito parlando di un episodio accaduto a Capo Teulada in Sardegna nel periodo militare e senza accorgermene sono passato a parlare di episodi del tempo del liceo che apparentemente non avevano niente da spartire con il discorso iniziale e ribadisco apparentemente perché sono convinto che nella vita di un uomo gli eventi hanno sempre un collegamento tra di loro anche quando avvengono in tempi e contesti apparentemente distanti e slegati, episodi  ai quali magari non avevi dato alcuna importanza che diventano decisivi tornandoti alla mente all'improvviso e aiutandoti mentre stai operando una scelta che potrebbe cambiare la tua vita in meglio o in peggio a seconda della decisione che prendi. 
Non sono un fatalista, sono semplicemente  convinto che il nostro passato influenza sempre il presente ed il  futuro che quotidianamente cerchiamo di costruirci.
E se nel nostro passato c'è stato qualche episodio che abbiamo volutamente cancellato questo prima o poi ritorna nella nostra vita fino a quando non lo accettiamo come facente parte di noi e chiariamo definitivamente il nostro rapporto con quell'evento.
 Questo succede soprattutto con le paure; se nella vita hai paura di qualcosa o di qualcuno per qualsiasi motivo, stai tranquillo che quel qualcosa o quel qualcuno te lo ritrovi sempre tra i piedi, fino a quando non affronti di petto la tua paura e ti accorgi che era stato un grosso errore non averla affrontata prima perché avresti vissuto molto più serenamente e capisci che le cose che ci circondano spesso vengono percepite dalla nostra mente in maniera diversa da come realmente sono. Se esaminiamo razionalmente certi episodi che hanno sconvolto il nostro passato, procurandoci ansie, disturbi e malattie ci accorgiamo che se avessimo capito prima che era stata la nostra mente ad ingigantirli avremmo avuto molti guai in meno.
Riflettevo su questo argomento proprio ieri sera mentre stavo seduto sulla veranda della casa di campagna dove ci trasferiamo in estate.
Era l’una di notte circa e siccome non avevo sonno aspettavo che le mie figlie rientrassero da una festa sulla spiaggia, fumando qualche sigaretta e sorseggiando vino.
 Mi stavo gustando la serenità del panorama notturno;
di tanto in tanto qualche uccello faceva sentire la sua voce;
una rana curiosa si avvicinava quasi volesse dirmi qualcosa.
Era un bel momento e fra poco quando le mie figlie sarebbero rientrate raccontandomi qualche episodio allegro successo in spiaggia sarei potuto andare a dormire ringraziando il padreterno per questi momenti che ti danno il senso di come potresti vivere serenamente se percepissi le cose nel modo giusto.
Ripensai  a quella stessa scena con vista con gli occhi di un mio amico,
che pensa sempre che se sta succedendo qualcosa di nuovo sicuramente sarà qualcosa di spiacevole, che sta sempre in ansia se qualcosa va in modo diverso da come si aspettava andasse,
che quando sente una sirena telefona a tutte le persone care per accertarsi che non sia successo niente mettendo tutti in allarme, che se vede una nuvola, ci sarà sicuramente un temporale,
che se qualcuno ritarda chissà cosa gli sarà accaduto e potrei andare avanti con centinaia di esempi simili. Quell’amico mio è sempre stressato e sempre in ansia a causa del suo modo di percepire gli eventi e a causa della sua immaginazione negativa. Io non sono uno scrittore, ma credo di essere riuscito ad esprimere chiaramente il concetto che volevo esporre. Nel caso qualcuno non l’avesse capito, quello è un problema suo, non mio.
Bevvi un altro sorso e ricordai che anch’io fino a qualche tempo fa, dopo un lunghissimo problema di salute ero diventato ansioso e pensavo esattamente come quell’amico mio quindi lo capivo e capivo le sue ansie e i suoi timori. Io semplicemente ero stato un po’ più fortunato di lui grazie al bambino sognatore che non chiudeva mai definitivamente la porta alle cose che non capiva o che non riusciva a spiegarsi e che tentava sempre di dare una risposta razionale anche ad eventi che altri vedevano come fantasie o frutto di immaginazione.
Come dicevo, da giovane ero un sognatore e mi piaceva immaginare realtà diverse da quella che quotidianamente percepiamo.
Da grande, non sono migliorato poi tanto, perché anche se non sogno più ad occhi aperti continuo a mantenere un angolino della mia mente sempre pronto a recepire fatti, eventi e pensieri che vanno oltre il razionale cercando di capire se dietro quell’evento possa esserci un po’ di verità che ancora non conosciamo come tale e come reale.
Se da giovane scrutavo il cielo di sera per vedere se per caso stesse passando un’astronave  da grande mi interessavo come ho già detto a tutti i libri, film, documentari e altro che parlano di fatti insoliti. All’età di quarant’anni  circa vidi insieme ad alcuni amici il film Stargate. Dopo il film i miei amici dicevano che era un bel film e ci voleva molta fantasia per immaginare quegli eventi in quel contesto.
Io dissi semplicemente che può darsi che le piramidi servivano realmente per fare atterrare le astronavi aliene e che una porta in grado di contrarre il tempo e lo spazio potrebbe essere in passato stata realmente usata per i viaggi interstellari. Punti di vista. Tutti rispettabili.
Il mio era semplicemente un punto di vista aperto ad una realtà non spiegabile  dalle conoscenze scientifiche date per scontate in quel momento, ma fra dieci,cento o mille anni può darsi che anche la nostra scienza riuscirà a concepire strumenti simili e allora la porta che permette i viaggi interstellari verrà usata da tutti come oggi si usa un cellulare o internet e sarà uno strumento come tanti altri.










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