venerdì 17 luglio 2015

L'amico F. (Racconto)

L'amico F. (di Antonio VULLO)
 In gioventù, quando frequentavo il liceo classico, ho studiato di pensatori che guardavano sempre un po’ più in là di dove solitamente potesse arrivare il naso di noi comuni mortali.
Ancora oggi i filosofi te li ritrovi un po' dappertutto, perché in mezzo a decine, centinaia, migliaia di persone che si affannano a vivere o a sopravvivere, trovi sempre qualcuno che cerca di convincerti che questo va bene e quell'altro no.
 O qualcuno che cerca di rifilarti una sua teoria, un suo pensiero o una scopa elettrica. I  furbi, i venditori e i filosofi da che mondo è mondo, ci sono sempre stati.
Anch'io ho rischiato tempo fa di appartenere a qualcuna di queste categorie anche se non riesco a specchiarmi completamente in uno standard unico.
Ero convinto che nella mia mente ci fosse custodito qualcosa che poteva destare l'interesse dei miei simili e cercavo di tirarlo fuori per far conoscere al mondo ciò che anch'io avrei voluto conoscere.
 Cominciai con le poesie. Era un periodo (è sempre un periodo) in cui i soldi scarseggiavano; scrivevo versi intrisi di malinconia e di pessimismo; Cercavo di gridare al mondo che ero incavolato. Però capivo che il mondo si aspettava da me qualcosa di più.
 Intanto avevo raggiunto i sedici anni e cominciai a scrivere poesie d'amore; poesie che potevano interessare qualche ragazzina a cui ero simpatico ma che non avrebbero trasmesso alcun messaggio ai posteri.
 Non avevo ancora trovato la strada che avrebbe consegnato i miei pensieri all'umanità ma in compenso avevo già compiuto i diciotto anni , avevo imparato a strimpellare con la chitarra e scrivevo poesie a cui aggiungevo quattro note rubacchiate qua; e là e le spacciavo per canzoni d'autore.
 Anch'io dunque sto cercando di dire qualcosa a qualcuno convinto delle mie motivazioni.
Quindi faccio male quando penso che l'amico Frenz (che d'ora in avanti chiamerò semplicemente F.) non abbia capito nulla della vita, perchè se la rovina e se la complica invece di godersela.
Qualcuno una volta disse che il denaro è un buon servo ed un cattivo padrone.
Questo qualcuno sicuramente non conosceva F, perché per lui è sia cattivo servo sia cattivo padrone.
II
In ufficio era giunta la notizia che i corsi di riqualificazione professionale dovevano svolgersi a cinquanta km di distanza . F entrò in crisi. Avrebbe dovuto alzarsi presto. E poi come avrebbe raggiunto quella sede? In macchina sicuramente no. Viaggiare in macchina costa. Una volta F aveva fatto un esperimento che solo una persona con grandi doti matematiche come quelle che possedeva lui, ragioniere di vecchio stampo, era in grado di fare. La mattina per arrivare in ufficio in macchina,  con il traffico che nell'ora di punta ti fa rimanere fermo per interminabili minuti  consumava mezzo litro di benzina. Occhio perchè i conti adesso si complicano. Al ritorno provate un po’ ad indovinare per arrivare a casa bisognava consumare un altro mezzo litro di benzina. E fa un litro. La settimana lavorativa è di cinque giorni e fanno cinque litri; però non dobbiamo dimenticare che il lunedì ed il giovedì ci sono i rientri pomeridiani e fanno sette litri. Se la benzina costa a duemila lire al litro ed in una settimana si consumano sette litri di benzina, quanto denaro sonante serve ad F per compiere il tragitto casa - ufficio - casa . La risposta, la diamo subito per evitare che la testa di qualcuno fonda nel tentativo di risolvere il problema. Fanno quattordicimila lire alla settimana che in un anno composto da 56 settimane diventano. Un momento che prendo la calcolatrice. 784000 £, una cifra mostruosa. Ma andiamo con calma e cerchiamo di non perdere il filo. Al massimo possiamo tentare di recuperare qualcosa, ma perdere mai. Se noi anziché consumare 784000 £ annue per andare in ufficio, aspettiamo il collega e vicino di casa che passa proprio davanti la nostra porta e ci facciamo dare il passaggio quotidiano, quando spendiamo? Vedo che qualcuno comincia già ad intuire. La risposta è niente. Si avete capito bene niente. Ed ora ditemi : chi è quel fesso che spende 784000 £, quando può andare in ufficio gratuitamente per tutto l'anno?
 
 
III
 
Quella mattina F si era alzato con il piede sbagliato; era scuro in faccia e aveva l'aria tirata e stanca . Lo salutai e mi sedetti dietro alla mia scrivania; il mio saluto rimase senza risposta.

Aprii il giornale e cominciai a leggere i titoli. Nulla di nuovo .  I politici continuavano a litigare su tutto; le tasse aumentavano, la benzina pure e  gli incidenti  non mancavano…… insomma, una giornata come tutte le altre. Guardi come sono trattato - esordì F che finalmente si era accorto di non essere più solo nella stanza - guardi qui !! Per trovare una pratica,  uno che ha dato quarant'anni della sua vita per lo stato, uno che si è fatto il mazzo per quarant'anni, deve rischiare di prendersi un esaurimento. Se avessi più spazio, se avessi uno scaffale dove sistemare le mie carte non sarei costretto ad impazzire tutte le volte che cerco qualcosa. Non dico una stanza tutta per me, ma almeno un collaboratore. Si rende conto? Sono l'unico impiegato di settimo livello a non avere un aiuto. La colpa è dei capi; sono loro che mi costringono a lavorare in queste condizioni; qualche giorno faccio scoppiare la grana. E poi hanno il coraggio di lamentarsi perché certe pratiche non vanno avanti. Lo sa bene a quali pratiche mi riferisco; quei decreti del 1996 e del 1997 che non ho ancora spedito per il visto di controllo. Lei mi è testimone che avevo deciso finalmente di farli partire, ma poi ci si sono messi i morti, i moribondi e i resuscitati con questa dannata  indennità di preavviso . Ma io non ne faccio neanche una. Debbono aspettare come tutti gli altri. Io sono solo; non ho neanche un cane che mi aiuti a evadere magari le pratiche più urgenti. Fece una pausa e ne approfittai per cercare di rasserenarlo un po' ! Ma cosa cerca chiesi?  Posso aiutarlo?  Mi guardò come si guarda uno che non ha ancora capito nulla della vita e ripartì in quarta. Lei è troppo buono e si fa sfruttare ! Quando capirà che qui la sfruttano tutti, anche i colleghi, sarà troppo tardi. Vede questa qui! Continuò, indicando con la mano la sedia vuota della collega , questa qui non sarebbe più in questa stanza se lei non l'aiutasse tutte le volte che combina qualche cretinata delle sue! Questa qui, lei non ha idea di quando sia pericolosa. Si ricorda l'anno scorso cosa le ha combinato? Si! Quando lei le ha stampato tutti i decreti di ricostruzione dei docenti che dovevano andare in pensione? Si ricorda come è stato ringraziato da questa tizia che qualcuno si ostina ancora a chiamare signora? Si lamentava che lei le toglieva il lavoro anziché ringraziarla per averle risparmiato qualche denuncia. Si caro signor V.! (V. sono io) Perché se quei decreti non glieli stampava lei,  mentre  la signora , chiamiamola pure signora,  faceva le parole crociate insieme a l'altro genio, quello con la barba che si regge appena in piedi; la signora , col cavolo sarebbe riuscita ad emetterli e la bomba sarebbe scoppiata e a quest'ora ce la saremmo tolta dalle scatole. Lei deve ignorarla; come la ignoro io, come fa anche il signor Titti, che l'ha capito tardi, ma l'ha capito che c'è un solo modo per difendersi da questa qui; toglierle il saluto e non rivolgerle la parola, ignorarla. Ma so che dire a lei queste cose è come parlare al vento perché non appena lei le chiede un qualche aiuto, ci ricasca. Ha ragione; nessuno può darle torto. Ancora non mi ha detto che cosa sta cercando? Ribadii, cercando di fargli cambiare discorso e ci riuscii perché cambiò espressione, smise di urlare e poi con aria quasi sommessa riprese a parlare. Sto cercando la pratica di quella signora deceduta prima della visita all'ospedale militare per la quale dobbiamo emettere i decreti in favore dei parenti superstiti. Si ricorda l'avevo presa ieri, ma non riesco più a trovarla. Che non riesca più a trovarla a quest'età non è poi tanto grave, azzardai ridendo. Scoppiò a ridere. Mi aiuti a trovare la pratica! Per favore! Almeno questa debbo trovarla. Rise ancora; Ebbe come un sussulto! Quando le dicevo che qui mi fanno uscire pazzo, non esageravo. Ieri ho preso la pratica per portarla dal caposezione e l'ho lasciata sul suo tavolo. Si sedette e rimase in silenzio.

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