domenica 19 luglio 2015

Occupati a pensare

Sapete perchè oggi siamo sempre occupati a pensare?
Io non lo so, ma credo di avere trovato alcuni indizi che ci aiuteranno a rispondere insieme a questa e a tante altre domande.
Ero in ufficio e stavo leggendo una circolare ministeriale inerente al lavoro che svolgo.
Cercavo di capire un paragrafo la cui interpretazione poteva dare adito a problemi interpretativi ma non riuscivo a concentrarmi;  continuavo a rileggere e a non capire ciò che leggevo.
Un collega nella stanza accanto alla mia, stava imprecando ad alta voce contro altri ignoti colleghi, che prelevavano a sua insaputa pratiche trattate da lui e non le rimettevano al loro posto facendolo impazzire quando  si presentava l’urgenza di revisionarne qualcuna.
Mi immedesimai nel suo problema con consigli e ipotesi.
Un altro collega raccontava  alla sua vicina di scrivania di avere dimenticato a casa la borsa con la roba da mangiare che aveva preparato per la pausa pranzo e dalla stanza in fondo provenivano altre discussioni che non riporto per non annoiarvi.
Sorrisi, perchè il collega continuava a rimpiangere la bella insalata con il pomodoro e la mozzarella che aveva lasciato a casa.
E va bene, vuol dire che nonostante il caldo dovrò uscire a comprare qualcosa per il pranzo, ci  avevo messo anche la cipolla, continuava a ripetere.
Magari vai a prendere una bella brioche, gli suggeriva la vicina.

Realizzai che poco prima, mentre leggevo, non riuscivo a capire le cose che stavo leggendo perché  inconsciamente seguivo almeno cinque discorsi che altri attorno a me facevano.


Quindi la mia mente andava in una direzione diversa dalla mia.

Ma se la mente è mia, come fa ad andare in una direzione diversa dalla mia?
Questa è la prima domanda che nasce spontanea.

Seconda domanda:
Se la mente va in una direzione diversa dalla mia, chi sono io se non sono la mia mente?

Terza domanda:
io e la mia mente siamo la stessa cosa o siamo separati?
Qui il discorso si complica e diventa quasi filosofico.

Queste domande alle quali non risponderò, mi aiutano però a dare una risposta parziale alla domanda iniziale. Sicuramente oggi siamo sempre occupati a pensare a causa della mente che a poco a poco, giorno dopo giorno si è impossessata della nostra esistenza convincendoci di essere lei, facendoci vivere di passato e di futuro e facendoci così perdere l’occasione di apprezzare e godere l’unica cosa che esiste veramente:
il momento presente.
Fateci caso, la mente cerca sempre di convincerci che noi siamo il nostro passato senza il quale  non saremmo ciò  che oggi siamo; e progetta per noi schemi di vita futura che miglioreranno la nostra esistenza nel tempo e col tempo.
Cerca pure di convincerci che noi, con la nostra esperienza di vita, abbiamo sempre ragione e se qualcuno la pensa in maniera diversa, quello è un nemico da attaccare ed abbattere perché noi siamo nel giusto e dobbiamo difendere il nostro punto di vista.

Espandendo il discorso dal privato al collettivo, succede la stessa cosa con i partiti politici, con le religioni, con le nazioni, con il colore della pelle, con le abitudini sessuali e con qualsiasi altra cosa che è collettiva.
Noi siamo di sinistra, noi siamo di destra, noi siamo di centro.
Noi siamo nel giusto, gli altri hanno torto. La nostra religione è l’unica vera religione. La nostra nazione difende i nostri valori e i nostri interessi.
Potrei continuare all’infinito con esempi di come la mente individuale o collettiva cerca sempre di contrapporci agli altri ricordando sempre ciò che gli altri ci hanno fatto o potrebbero farci.
Occupati a  pensare al passato e alle cose successe cerchiamo di sfruttare sempre la nostra esperienza per prevenire quello che potrebbe accadere, per evitare di soffrire e vivere meglio in futuro.
Mille desideri e auspici della nostra mente ci proiettano nel futuro e ci creano tensione perché le cose potrebbero non andare come abbiamo progettato, creando nel presente ansia per qualcosa che vive solo nella nostra mente.

Cominciai a riflettere su queste cose  dopo avere letto il potere di adesso di Eckhart Tolle che le mie figlie mi avevano  regalato per il mio cinquantottesimo compleanno .
Lessi il libro in un giorno.
Capivo che non era il solito libro, ma non avevo ancora capito ciò che avrebbe rappresentato per me.

Dopo la seconda lettura notai  che  la mia mente, da quando nel novembre 2009 avevo avuto un infarto,   non produceva più il tipico chiacchierio che solitamente la mente umana genera e questo non era un fatto negativo o meglio ancora, forse era addirittura una cosa a cui molti aspirano spesso invano.
Lui, Eckhart Tolle, era diventato un maestro spirituale al culmine di una intensa sofferenza, dopo una crisi quasi mistica.
Io non aspiravo a tanto ma adesso cominciavo a realizzare che le mie crisi di ansia non erano più ricomparse  forse proprio da quando dopo l’infarto la mente è diventata silenziosa,.

Attribuivo ed attribuisco ancora tale stato mentale alle medicine che da quel giorno  prendo in abbondanza, però adesso sono consapevole del fatto che quelle medicine oltre che al mio cuore inteso in senso fisico, fanno bene anche al mio cuore in senso spirituale. :)

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