giovedì 29 dicembre 2016

Tra sogno e realtà (prove tecniche di scrittura)


Mi sono sempre posto una domanda 
la nostra vita reale è quella che viviamo di giorno mentre siamo svegli o quella che viviamo di notte quando dormiamo e ci trasferiamo nel mondo dei sogni?  
Per molti la risposta è chiara.  
Noi viviamo di giorno e sogniamo di notte.  
Anche per me questa risposta è ovvia, ma ultimamente qualche piccolo dubbio ha cominciato a farsi strada nella mia mente e l’ovvietà della risposta poco alla volta è diventata meno ovvia. 
Il primo dubbio si fece strada una sera.  
Mi ero appena coricato e stavo guardando un programma televisivo; d’un tratto un rumore mi riportò al mondo reale; Non mi ero addormentato, ma era come se mi fossi spostato in un’altra dimensione dove avevo ripreso a vivere una realtà alternativa che avevo lasciato in sospeso.  
Ebbi la sensazione di essere stato disturbato da quel rumore improvviso, come se mi avesse distolto da qualcosa d’importante che stavo facendo.  
Ma cosa? Cercai di mettere a fuoco e finalmente cominciai a ricordare.  
Ero in campagna, al fegotto; la vecchia casa era leggermente diversa, forse un po’  più curata e mi stavo accingendo a ripiantare alcune pianticelle di lattuga che avevo comprato per rimpiazzare quelle che le lumache avevano divorato.  
La cosa più strana di quel ricordo era il fatto che non mi sembrava un sogno, ma qualcosa che avevo appena fatto.  
Ritornai a guardare la tv che era rimasta accesa  ma subito mi riaddormentai ritornando nel mondo di Morfeo. 
Da quella volta in poi cominciai a dormire in preallarme e tutte le volte che mi svegliavo di notte cercavo subito di focalizzare cosa stessi facendo l’istante prima del risveglio.  
Poco alla volta cominciai a ricordare spezzoni di una realtà che non era casuale come sembra quando ti risvegli e ricordi delle scene dei sogni che hai fatto, anzi quelle scene ricordate di tanto in tanto nei risvegli, ora mi sembrava fossero state messe di proposito tra i ricordi per occultare meglio quello che si fa realmente mentre si dorme.  
I primi tentativi sono stati un po’ deludenti, perché appena sveglio, riuscivo a focalizzare cosa stessi facendo nel sonno, ma subito dopo mi riaddormentavo e al successivo risveglio ricordavo qualcosa dell’ultima trance di sonno, ma avevo già completamente dimenticato le cose ricordate nel risveglio precedente. 
Spezzone dopo spezzone, ricordo dopo ricordo, la sensazione che nel momento in cui chiudiamo gli occhi ci trasferiamo in un altro mondo reale almeno quanto quello in cui viviamo da svegli cominciò a rafforzarsi sempre più.  
Dovevo trovare un modo per non dimenticare le cose fatte nel sonno. Semplice!!!!  
La soluzione arrivò improvvisa.  
Come avevo fatto a non pensarci prima? Bastava sistemare carta e penna sul comodino accanto al letto e mettere per iscritto le cose che riuscivo a ricordare appena aprivo gli occhi. 
La prima notte mi svegliai tre volte e tutte e tre le volte scrissi qualcosa e mi riaddormentai. 
Al mattino lessi ciò che avevo scritto: 
"Stanotte in sogno, ho scritto un libro. Peccato che di quel libro ricordi solo qualche pagina, ma forse sarebbe meglio dire qualche piccolo frammento.  
Un fantasma a cavallo vestito da crociato usciva dal portone del convento di San Francesco, molti presenti lo guardavamo allontanarsi fino a scomparire dietro i locali di R.F. 101, come fosse una cosa normalissima.  
Il protagonista Giovanni e sua moglie Concetta avevano appena adottato Mariadonata, una ragazza di quattordici anni, biondissima, con gli occhi azzurri ed un carattere tranquillo ed amorevole.  
Chi avesse visto Concetta e Mariadonata insieme avrebbe subito notato che si somigliavano moltissimo e nessuno avrebbe mai pensato che la ragazza fosse stata adottata.  
All’improvviso ci fu un gran confusione, gente che urlava e scappava in ogni direzione, scapparono anche loro anche se non avevano ancora capito da cosa stessero scappando.  
Un pullman si fermò davanti a loro, come ad invitarli a salire. I tre accettarono salendo al volo. Mentre il mezzo si allontanava si girarono a guardare verso il luogo da dove erano fuggiti, ma non videro nulla; non c’era più nessuno e non c’era traccia di ciò che li aveva indotto a scappare.  
Strano, pensò Giovanni mentre il pullman continuava ad allontanarsi, sono scappato con la mia famiglia senza capire da cosa scappavo e di ciò da cui stavo scappando dopo qualche istante non c’era più nessuna traccia, anche se non sapevo che cos’era.  
Gli vennero in mente alcune frasi sul fuggire e sulla paura e si ricordo che qualche mese prima aveva fatto su internet una ricerca su aforismi e frasi che riguardavano vari argomenti tra i quali erano presenti anche le voci in questione ed aveva salvato la ricerca   in un documento sul drive del suo account.  
Prese  lo smartphone , si collegò, scaricò il documento ed iniziò a leggere:  
Perché ti stupisci se viaggiare non ti serve? Porti in giro te stesso. Ti perseguitano i medesimi motivi che ti hanno fatto fuggire.” LUCIO ANNEO SENECA  
Sorrise.  
Seneca era uno che sapeva bene quello che diceva, ma non avrebbe mai immaginato che c’era anche qualcuno  che stava viaggiando, che stava fuggendo senza conoscerne il motivo.   
Chiese all’autista dove erano diretti e quello sorridendo gli risponde, Palermo, naturalmente; che fa, sale su un autobus senza sapere dove va? Tre biglietti fanno quaranta euro, continuò l'autista  
Giovanni prese i soldi dal portafogli, ritirò i biglietti e si avvicinò a Concetta e Mariadonata che lo guardavano perplesse.  
Andiamo a Palermo, disse con tono rassicurante e tornò a sedersi pensieroso".  
Tutto questo è assurdo, pensai. E mi svegliai. Era stato tutto un sogno. Il libro che avevo scritto in sogno, il fantasma, Giovanni, Concetta, Mariadonata.  
Anche la frase di Seneca. Feci una ricerca su internet. La frase era veramente sua.  
Ma io come facevo a conoscerla? Eppure era lì. 
Cominciavo a non capire più cosa era successo in sogno e  cosa accadeva nella realtà. 
Il fantasma a cavallo vestito da crociato non era comparso in sogno per caso, perché alcuni giorni fa, leggendo un libro sui cavalieri templari, avevo pensato che sarebbe stato bello scrivere qualcosa su uno di quei cavalieri, che non si sa come, che non si sa perché, ma si era trovato catapultato nella caotica vita del ventunesimo secolo. Il suo nome era Giovanni, come il protagonista dell'altro sogno.   
 ..../.....il sogno continua (la realtà pure :)